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Il vecchio Mulino, restaurato e funzionante

 

Il Mulino vecchio di Villalago (AQ)

All’ingresso del paese, in località "Fontevecchia", si trova un antico mulino ad acqua, oggi meta di molti turisti e gruppi scolastici, recentemente restaurato e funzionante cha ancora presenta la macina di una volta e la Gualchiera per il trattamento dei tessuti.
 

La Gualchiera

 

Una gualchiera è un macchinario di epoca preindustriale, usato per lo più nella manifattura laniera, ma anche nell'industria della carta.

A volte col termine gualchiera si indica non tanto il macchinario in sé, quanto tutto l'edificio che lo contiene.

Il termine gualchiera deriva probabilmente dal germanico "walkan" o dal francese "gauchier", entrambi termini che indicano un'azione di spostamento da un posto ad un altro. Può darsi che la diffusione di questo tipo di macchina idraulica sia dovuta all'influenza longobarda.

Costituito da un follone, dava luogo all'azione di follatura che serviva a rendere la tela di lana impermeabile infeltrendola.

Nella follatura il tessuto di lana, imbevuto di soluzioni alcaline, saponose o acide, un tempo con argilla smectica detta terra da follone, è sottoposto, mediante magli, a battitura.
Le soluzioni adoperate hanno lo scopo di rendere le fibre più molli e cedevoli alla compressione e suscettibili perciò a aderire tra loro, in modo da ottenere una maggiore resistenza e compattezza del tessuto.

Era azionato da energia idraulica, e per questo il macchinario era solitamente sito in edifici in prossimità di canali.

L'uso di follare la lana era in uso già nell'epoca romana in appositi laboratori chiamati "fullonicae" dove oltre ad infeltrire e rifinire il tessuto si lavavano anche i panni, si possono vedere negli scavi archeologici di Pompei.

 

 

Il follone è in generale di fabbricazione artigianale ed adeguato al posto dove deve funzionare, dunque può avere un aspetto completamente diverso da un luogo ad un altro. La posizione dei magli può essere orizzontale o inclinata, l'albero a camma  può avere camme riportate o essere scavato nella massa dell'albero. In qualsiasi modo è sempre un meccanismo molto vecchio e molto antico, ma mostra sempre sua affidabilità attraverso gli anni. I tessuti da premere sono disposti contro un paracolpi nel caso di magli verticali; nel caso di magli orizzontali, il tessuto è messo in un trogolo (o vasca). È sempre abbondantemente spruzzato da acqua alcalina aggiunta a terra da follone nel caso del trattamento dei tessuti. Per la follatura del feltro, l'acqua è riscaldata ed acidula.

I laminatoi a follone si sono sviluppati, dall'antichità, sui luoghi dove si disponeva di una fonte abbondante in acqua e, sovente, poco distanti dagli allevamenti delle pecore produttrici di lana.

Con lo sviluppo industriale, nel XIX secolo, questi folloni, sono stati sostituiti da impianti moderni; soprattutto per la fabbricazione del feltro dell'industria dei cappelli.

fonte internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Gualchiera e  Politecnico di Torino, schema gualchiera

 

Il vecchio Mulino, restaurato e funzionante

 

 

 

   

(cliccare per ingrandire)

 

Gli asinelli, preziosi aiutanti, ricordati sulla parete del Mulino

 

Villalago: Storia di vita locale  

Il mestiere del mugnaio richiedeva energia, esperienza e padronanza di un’arte che si tramandava da padre in figlio per generazioni. Ognuno aveva i suoi segreti per la macinatura. Una posizione ottimale garantiva un buon guadagno, ma era molto importante anche l’onesta e la bravura del mugnaio. Famiglie intere, non solo di Villalago, ma anche di altri paesi, da Scanno a quelli più lontani della Marsica, portavano a macinare il grano. Alcuni scontavano il prezzo, che avrebbero dovuto pagare al mugnaio per la macinatura, lasciando una parte della farina.

Il lavoro del mugnaio nell’arco dell’anno cambiava. D’inverno si lavorava molto, ma d’estate spesso si era costretti ad interrompere l’attività per la mancanza d’acqua. Quando il mugnaio si assentava per riconsegnare la farina ai contadini, la moglie, che lo aiutava durante la giornata, prendeva il suo posto, sia nel lavoro, sia nelle trattative con i clienti.

Il mugnaio, inoltre, doveva essere un bravo artigiano e disporre di una piccola officina con le attrezzature per far fronte alle emergenze, alla pulizia e alla manutenzione del mulino. Quando un pezzo era danneggiato o usurato, l’acqua veniva deviata per procedere alla sostituzione. Le parti più soggette a guasti erano le pale, che dovevano essere sostituite anche settimanalmente. La sola pulizia delle macine, un’operazione indispensabile da eseguire periodicamente, poteva richiedere un’intera giornata di lavoro. Con la chiusura del mulino negli anni ‘60 è scomparso definitivamente il mestiere del mugnaio.

Il mulino è stata la prima macchina ad utilizzare l’energia prodotta dall’acqua. Un meccanismo perfetto sotto il profilo tecnico, in relazione all’epoca in cui fu concepito, ma sopratutto economico ed ecologico perché lavorava senza sprechi e non produceva inquinamento. Il mulino di Villalago, che risale probabilmente al 1500, e il lavoro del mugnaio hanno rappresentato per molti secoli la sintesi della vita economica di questo territorio. Il documento più antico è un contratto di affitto stipulato dai monaci benedettini con una famiglia del luogo. Il mulino constava di tre vani, due erano occupati dalle macine per la produzione della farina, l’altro dalla gualchiera. Era composto dalla turbina idraulica, dalla macina, dalla tramoggia e dal farinaio. La ruota idraulica era costruita con legno di quercia o di faggio ed era formata da un fusto a forma di cono al quale erano attaccate le pale. La macina era realizzata con la pietra focaia, proveniente da Frattura, paese vicino a Villalago. Il mulino aveva anche una funzione sociale. Lì s’incontravano e s’intrattenevano le persone in attesa della macinazione della propria quantità di grano, si scambiavano opinioni e si faceva qualche pettegolezzo. Il mulino di Villalago è rimasto in funzione fino agli anni 60. Era di proprietà del Comune che provvedeva a stipulare il contratto con il mugnaio ogni cinque anni.

La gualchiera, o macchina follatrice, è un congegno idraulico di origine romana, utilizzata nella Valle del Sagittario fin dal Medioevo. Era usata per sodare i panni di lana. La stoffa, trattata con acqua e sapone, era battuta dai magli che la rendevano compatta, impermeabile. La gualchiera di Villalago era la più grande ed efficiente del territorio e veniva usata per la sodatura del panno di lana, sia dalle donne del paese, sia e soprattutto da quelle di Scanno, dove ancora oggi si indossa il costume tradizionale. La manutenzione della gualchiera richiedeva molta cura e fatica. Ogni tre ore il panno doveva essere steso, stando molto attenti a non far inceppare il meccanismo, provocare strappi o far cadere residui sulla stoffa, altrimenti il gualchierario avrebbe dovuto pagare personalmente i danni.

 courtesy by: http://www.abruzzoeappennino.com/paesi.asp?sezione=locale&paesiID=17

 

La zona di Fontevecchia, dove è situato il Mulino

 

 

 

Dalla brochure del Museo delle Tradizioni Popolari del Lavoro:

(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

   

   

 

La centralina elettrica a fondo-valle (all'imbocco del bacino di San Domenico)

 

Galleria Immagini del Mulino:

foto gallery  courtesy by: sito del Comune di Villalago - galleria fotografiche

 

La zona del Mulino vecchio:  "Fontevecchia"

 

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Ultimo aggiornamento: 29-01-14.