Portale web di promozione turistica per Villalago (AQ), l'antica Villa de Lacu, oggi annoverata nel Club dei Borghi più Belli d'Italia

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Il Territorio e l'Ambiente:

 

 

La Valle dei Laghi:

  • il Lago di San Domenico con l'Eremo,

  • il Lago Pio,

  • il Lago di Scanno,

  • le Gole del Sagittario,

  • la Riserva Naturale del Lago di San Domenico e Lago Pio,

  • l'Orto Botanico presso il Lago Pio,

  • la Riserva delle Gole del Sagittario (Oasi WWF di Cavuto),

  • i resti del Monastero di San Pietro in Lago,

  • le Montagne, i Boschi, la Fauna,

  • i Rifugi montani.

cliccare per ingrandire

 

Nell’Ottocento, quando fu realizzata la strada che attraversa il corso del fiume Sagittario (l’attuale SP. 479), questa fascinosa Valle, finalmente poté mostrarsi agli occhi dei viaggiatori, con le sue stupende peculiarità. Fino ad allora questo magico lembo d’Abruzzo era solo terra selvaggia, di eremiti e conquistatori, poco o nulla frequentata e conosciuta.

Entrare oggi nella Valle del Sagittario, significa evadere dalla realtà, perdersi negli stupefacenti scenari fatti di rocce, vegetazione multicolore e paesaggio, fusi insieme in un magico connubio.

L'Alta Valle del Sagittario e la Valle dei Laghi

L’Alta Valle del Sagittario, in cui Villalago rappresenta il centro geografico ideale, è caratterizzata da un continuo alternarsi di creste montuose e profonde valli con ampi altipiani e conche vallive, con una interessante varietà morfologica. I rilievi montuosi dell’area superano in più punti i 2000 metri s.l.m., tra i quali vi è il Monte Argatone (2149 mt.), la montagna che sovrasta l’abitato di Villalago. Tutta questa fascia dorsale è costituita in prevalenza da rocce sedimentarie calcaree, che hanno la tendenza a fratturarsi caratterizzando la varietà del paesaggio di quest’area.

Il Bacino della Valle del Sagittario con il Lago di San Domenico

 

I Laghi...

Villalago questo centro antico, un tempo denominato Villa de Lacu (cioè la Villa dei Laghi), è arroccato appunto tra due laghi: quello di Scanno e quello di San Domenico. Anticamente,  l'intera vallata era denominata Valle de Lacu (Valle del lago o dei laghi) ed era ricca, per l'appunto, di bacini lacustri.

Panorama del Lago di Scanno

Il Lago di Scanno, Bandiera Blu FEE per diversi anni, è il primo lago naturale d’Abruzzo per grandezza, formatosi da una frana venuta giù dal Monte Genzana alla fine dell’ultima era glaciale. Ha un’estensione media di un Kmq. Ed ha una profondità massima tra i 36 ed i 40 metri.. Il Lago, diviso amministrativamente tra i Comuni di Scanno e Villalago, è ricco di fauna ittica con tinche, trote, anguille, scardole, persici reali e lucci che si nutrono in un bacino ricco di alghe e microalghe. La presenza di queste ultime, insieme ai boschi dei monti circostanti, conferiscono all’invaso la caratteristica colorazione verde-verde smeraldo. Nella località di Villalago Riviera (a 3km. dal centro del paese), esiste una spiaggetta attrezzata dove è possibile passare momenti di relax pescando e facendo i bagni. Anche gli appassionati di windsurf trovano qui un ambiente accattivante per le loro performances. Le strutture e gli impianti non mancano, vi sono percorsi di mountain biking, una pista ciclabile di più di 5km. lungo il lago e parchi gioco per i bambini.

Il Lago di San Domenico con l'Eremo

Il Lago di San Domenico, di più modeste dimensioni, è un invaso artificiale, creato nel primo dopoguerra dall’Enel per esigenze di approvvigionamento elettrico (tramite una diga che alimenta le condotte poste più a valle dopo Anversa). E’ famoso per l’attiguo Eremo di San Domenico e per l’importante Riserva Naturale Regionale che prende il nome del Lago di San Domenico e Lago Pio. Quest’ultima, riconosciuta con legge regionale n.6 dell’8/2/2005, consta di circa 30 ettari ed è stata creata per tutelare la biodiversità e gli habitat delle numerose specie vegetali ed animali dell’area, caratterizzata da elevate pendenze, con pareti a picco ed ambienti rupestri. La Riserva è ripartita appunto in due aree: quella corrispondente al Lago di San Domenico, caratterizzata dalla diga Enel e dalle sorgenti del fiume Sagittario, e quella del Lago Pio La prima è un magico ambiente ideale per il relax e per i pic-nic. Questo bacino, dal caratteristico colore verde smeraldo intenso, è ricco di Trote Fario; qui troviamo anche il Germano reale e colonie di Oche bianche. Dal lago partono sentieri, immersi nelle verdi suggestioni tra boschi e lago, alcuni collegano il lago con le montagne adiacenti, altri si collegano con l’abitato di Villalago (arrivando all’Arapezzana – parte alta del paese).

Il Lago di San Domenico con l'Eremo, visto dal bosco soprastante

 

Il Lago Pio...

La seconda area della Riserva, alle pendici del paese (più spostata verso sud in località Villavecchia), comprende il piccolo specchio d’acqua denominato Lago Pio; un’oasi naturale ricca di uccelli acquatici e piante.

Sempre in loco adiacente il laghetto era presente un Orto Botanico con numerose specie floristiche e vegetali, da un po’ di tempo colpevolmente abbandonato a sé stesso. Si spera che quanto prima possa tornare al suo splendore iniziale per l’importanza che riveste nella zona anche a livello didattico.

Il Lago Pio, con l'Orto Botanico

 

Il Mulino vecchio...

Lungo il percorso che porta alla moderna Centrale elettrica (in località Fontevecchia) troviamo numerose piccole sorgenti che creano suggestive cascatelle ed un’antico mulino ad acqua (recentemente restaurato) che grazie all’operato del Comune, delle Acli e di due generosi villalaghesi (Giuseppe e Quintino Grossi) sono riusciti a rendere operante e fruibile. Situato all’ingresso nord del centro abitato  è composto da tre vani: due occupati dalle macine per la produzione della farina ed uno occupato dalla gualchiera, l’attrezzatura in legno usata per la cardatura della lana e dei tessuti in genere.

Oggi il mulino è meta di molti turisti e gruppi scolastici in quanto è perfettamente funzionante e rappresenta un’enorme patrimonio della nostra tradizione. E’ possibile visitarlo prendendo contatti con il Comune o la Pro-Loco.

Il vecchio Mulino, restaurato e funzionante

 

 

La Riserva Naturale “Gole del Sagittario” – Oasi di Cavuto - Anversa degli Abruzzi...

Nella suggestiva cornice delle Gole calcaree del Fiume Sagittario, in quel lembo di terra che, ai viaggiatori inglesi Richard Keppel Craven e Edward Lear, apparve “pauroso e bello” sorge la Riserva Regionale “Gole del Sagittario”. Il canyon è il risultato dell’azione erosiva svolta nei secoli dal corso d’acqua attraverso imponenti strati di roccia calcarea. Questi sono quello che resta di un antico fondale marino, esteso in gran parte dell’Appennino centrale, dove, per circa 200 milioni di anni, tra Cenozoico e Mesozoico, si è avuta una quasi ininterrotta sedimentazione carbonatica.

L’area, già oasi WWF dal 1991, è diventata riserva naturale regionale nel 1997 grazie all’apposita legge istitutiva L.R. 16/97. Si estende su una superficie di 450 ettari.

Abbraccia ambienti molto diversi compresi tra i 500 m s.l.m. del fondovalle a ridosso del paese di Anversa (AQ) fino ad arrivare ai quasi 1500 m s.l.m. del Pizzo Marcello. Al suo interno si possono riconoscere tipologie ambientali molto varie. Tra le più rappresentative vi sono le rupi ed i ghiaioni calcarei, i prati aridi, la vegetazione delle sorgenti, il bosco mesofilo di fondovalle, la faggeta e le praterie primarie d’alta quota. In questi luoghi trovano riparo numerosissime specie animali e vegetali di notevole interesse naturalistico e conservazionistico. Basti pensare che nella riserva è confermata la presenza del lupo e dell’orso marsicano che qui fa registrare il maggior numero di avvistamenti al di fuori del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Altri importanti mammiferi presenti sono il cervo, il capriolo, il cinghiale, il tasso, la volpe e la lepre.


Estremamente assortita è l’ornitofauna che annovera molte specie tra quelle protette a livello europeo. Oltre al picchio dorsobianco, che è anche il simbolo della riserva, vivono sulle rupi più inaccessibili la maestosa aquila reale e gli inconfondibili gracchi corallini, bellissimi uccelli neri con becco e zampe color vermiglio. Non è raro, inoltrandosi sulle zone più alte, vedere queste due specie schernirsi in volo. Restando in quota è possibile incontrare la coturnice, elegante galliforme dei pascoli più elevati.

Continuando con una veloce carrellata dei volatili più rappresentativi, sono da citare la rondine montana, il passero solitario, il falco pellegrino e lo sparviere.

L’area ha un notevole valore conservazionistico anche dal punto di vista floristico e vegetazionale.  

La vegetazione ripariale, nei tratti meno incassati, è composta da salici bianchi e purpurei, pioppi e dalla sempre più sporadica farnia.

Numerose le piante che fioriscono tra le gole che, fortunatamente, hanno conservato intatta la loro bella e preziosa flora rupicola. Esplorandole in primavera è come visitare un santuario eretto a lode di endemismi e specie rare che qui da sempre dimorano. Tra le prime citiamo, oltre al rarissimo fiordaliso del sagittario, che vive solo lungo questa valle, la viola di Eugenia, la campanula di Cavolini, la piverina tomentosa. Tra le specie rare ricordiamo l’efedra dei Nebrodi rinvenibile solo per poche stazioni in Abruzzo e la dafne sericea, localizzata in Italia solo in poche isole e località costiere del Tirreno meridionale.
La riserva è gestita dal Comune di Anversa degli Abruzzi in convenzione con il WWF Italia.
I servizi per la gestione ordinaria, l’accoglienza dei visitatori e l’attività didattica sono affidati alla Coop. Daphne con sede in Anversa.

Intensa è l’attività scientifica all’interno di questa area protetta dove si svolgono regolari corsi e seminari sulla vegetazione, attività di inanellamento scientifico degli uccelli, censimenti faunistici e approfondimenti su specifici temi come lo studio della lepre italica, dei chirotteri, dei macroinvertebrati acquatici, degli anfibi e dei rettili.

Molte anche le offerte didattiche rivolte in particolare alle scuole con laboratori sui diversi temi naturalistici e sulla solidarietà Nord-Sud del mondo (commercio equo e solidale), oltre alla possibilità di visite guidate alla stazione ornitologica e di inanellamento ed al giardino botanico.

 

 

Le Montagne, i boschi, i rifugi...

Salendo a piedi o in mountain bike verso la montagna, seguendo cartine alla mano i numerosi percorsi che attraversano valli, dorsali, altipiani, ci si trova di fronte a spettacoli irripetibili e mozzafiato.

Il più classico degli itinerari montani, è quello che conduce al Monte Argatone (percorrenza di circa 4 ore dal paese). Appena arrivati in cima è possibile godere di un eccezionale panorama sia del paese che della marsica nonché del Parco Nazionale d’Abruzzo. Altri itinerari sono quelli per Prata di Castro e Castrovalva (contrassegnato dal n°1 con percorrenza di circa 2,30 ore), per Dragonara, Bocca della Campora e S.Maria (con percorrenza di 2 ore), per citarne solo alcuni.

Panorama sul bacino del Lago di Scanno, dalla Terratta

Camminando verso la montagna incontriamo dapprima boschi di querce che costituiscono la specie dominante a bassa quota, poi via via i boschi di faggio. Nelle numerose radure troviamo diverse specie floristiche tra cui la Genziana, alcune specie di Orchidee, l’Ofride di Bertoloni, il Giglio Rosso, a tanto altro ancora. Mentre tra i boschi e le piane della montagna, esperti di funghi si possono cimentare nella raccolta di Agarici, Hebeloma, Clavarie, Candarelli, Russule e Boleti.

 

Il Rifugio di Montagna Grande - M.te Argatone

 

 

Bosco di Faggi riscendendo da Montagna Grande

 

 

 

 

Il Monastero di San Pietro in Lacu...

Per giungere ai resti del Monastero di San Pietro in Lacu, si deve prendere la strada che parte dal cimitero di Villalago e seguirla per circa trenta minuti: essa conduce al punto che interessa. Giunti sul poggio che sovrasta le rovine del Monastero, prima di scendere, se ci si sposta a sinistra, si notano sul terreno concentrazioni di cocci, di tegoloni, di sigillata per usare un termine tecnico.

Tra i resti delle mura del Monastero di S. Pietro in Lago si rinvenne questa iscrizione, riportata dal Mommsen nel "Captus Inscriptionum Regni Neapolitani", n° 7198: 

OBIDIA AMOR VIVA SIBI LOBDI (probabilmente L. OBDI) SAGITES DECURIONIS FILIA.

Così, nel suo lavoro sul Monastero di San Pietro in Lago, monsignor Celidonio ci tramandava il testo e il rinvenimento di un’epigrafe a ubicazione , citando come sua fonte il Mommsem. Continuando l’autore scrive:  "...non so cosa  ne abbiano concluso i dotti. Pare a me che lì, o dappresso, dovette esistere  qualche pago romano, che più non era quando S. Domenico vi edificò il monastero". Il Sagites poi indica un personaggio o un luogo che avrà dato il nome al Sagittario. Già ai primi del secolo, dunque, il Celidonio parlava di un pago romano nelle vicinanze del Monastero, accennava ad una discussione in atto tra i dotti e non considerava il Sagites, esclusivamente, una persona: il decurione padre di Obidia Amore. Gli studiosi successivi avrebbero considerato il Sagites come una persona, trascurando del tutto la possibilità che questo potesse costituire il nome di un luogo, del luogo di origine  del decurione o di quello in cui fu scolpita la stele.

Resti delle mura del Monastero

Qui un occhio abituato noterà la traccia della cinta muraria di un accampamento di età italico – repubblicana la cui esistenza era stata già intuita, circa un secolo fa, da Antonio De Nino. Questo potrebbe essere il sito in cui sorgeva il pago di cui si legge in Celidonio, il Sagites della nostra lapide.

Da un’analisi del documento di donazione, in cui è riportata anche una dettagliata descrizione dei confini, notiamo come in quel tempo il Monastero di S. Pietro in Lago avesse incorporato gli antichi possedimenti della cella di Santa Maria di Flaturnio.

Resti delle mura del Monastero

 

 

La Fauna...ed altro

Tra la fauna l’Orso marsicano, l’animale più rappresentativo di quest’area d’Abruzzo, fa le sue puntuali apparizioni anche in paese a Villalago, cogliendo di sorpresa bambini e adulti (è nota da questa parti l’Orsa Gemma, a cui abbiamo dedicato ampio risalto in un’apposita sezione di questo stesso sito - vedi "L'Orsa Gemma a Villalago").

Orso Bruno Marsicano

L’ululato del Lupo è ricorrente nelle serate d’inverno, ma raramente si avvicina al centro abitato. E' comunque, possibile, scorgerlo da solo o in branco...con un po' di fortuna.

Il Camoscio ed il Cervo sono presenti in numerose colonie su queste montagne ed ormai sono talmente frequenti gli incontri con i Cervi che vengono definiti "confidenti".

La presenza di rapaci come il Falco pellegrino e l’Aquila reale è abbastanza comune, soprattutto in quota.

Riscendendo dai monti, dopo essersi inebriati con le bellezze naturali è d’obbligo una tappa in paese per il pranzo in una delle accoglienti strutture ricettive presenti che ancora oggi preparano piatti dal sapore antico, con ingredienti genuini.

Dopo un lauto banchetto si consiglia sempre una bella passeggiata per le vie del paese o preferibilmente nei pressi del Lago di  Scanno o di San Domenico.

Restando, infine, in tema di relax, il paese offre anche alcune strutture sportive dove poter praticare diversi sports quali il tennis, il tiro con l’arco, il tennis da tavolo, il calcio ed il calcetto, oltre alla pesca sportiva, per passare piacevolmente il tempo libero in uno scenario quanto mai naturale.

La pista ciclabile e la passeggiata pedonale sul Lago di Scanno

 

testi tratti da :

"Guida al centro storico e al territorio -Villalago, un Borgo tra le acque"

e dal sito: http://www.sandomenicoabatevillalago.it/

e dal sito: http://www.comune.anversa.aq.it/riserva.asp

 

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Ultimo aggiornamento: 29-01-14.