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La statua di San Domenico Abate - che viene portata in processione

 

 Il Santo Patrono di Villalago

 

Per illustrare ai visitatori di questo sito web, in maniera chiara ed esaustiva, la storia del Santo Patrono di Villalago  San Domenico Abate, abbiamo scelto,  fra i tanti testi presenti nel panorama letterario locale e nazionale, quello realizzato da due appassionati devoti, i Sigg. Enrico Domenico Grossi e Maria Rosaria Gatta, un saggio approfondito dedicato alla storia, al culto, ai luoghi ed alle tradizioni legate al Santo: San Domenico Abate.

 

L'opera realizzata nel 2001, con il patrocinio della Confraternita di San Domenico Abate di Villalago, è ancora oggi in commercio oltre che in gran parte visibile e consultabile in rete nel sito web realizzato dagli stessi autori:

 

http://www.sandomenicoabatevillalago.it/

 

 

 

 

 

Per gli Amici di Villalago...

Progetto di restauro di alcune opere d'arte in Villalago

a cura:  Ass.ne "Villalago in Flaturno", Parrocchia S. Maria di Loreto, Confraternita di S. Domenico Abate

 

 

 

 

San Domenico Abate: la cronaca della vita

Nel 951, a Colfornaro di Capodacqua presso Foligno (Fulginium), nella terra del ducato di Spoleto, da Giovanni e Ampa (o Apa) nasce Domenico. E' una famiglia di notabili dell'epoca, che possono fornire al figlio una istruzione elevata. Quasi subito, però, l'atteggiamento di Domenico si dimostra piuttosto scevro dai sollazzi e dagli svaghi della giovane età. I genitori decidono di affidarlo alle cure ed all'educazione dei monaci benedettini del monastero di San Silvestro Curasero, a Foligno. Il giovane cresce, studia, si istruisce ed il suo animo si eleva verso Dio, al punto tale che gli viene conferita l'ordinazione sacerdotale, ancora prima di avere quella monastica. L'uomo di Dio comincia già ad essere celebre in città per le sue elevate virtù, quando decide di lasciare la sua terra, per una maggiore solitudine, per una migliore comunione con Dio.

L'altare di San Domenico nella Parrocchia - S. Maria di Loreto

Si trasferisce, così, nel monastero della Vergine Maria a Pietra Demone, nei pressi di Orvinio (RI), sotto la protezione dell'abate Dionisio. Lì continua il suo cammino di fede e di studi fino ad arrivare, nel 974, a vestire l'abito monastico di San Benedetto da Norcia, abbracciando la celeberrima Regola: "Ora et Labora". Si stava vivendo un periodo buio per il fenomeno del monachesimo e del cristianesimo intero. I costumi erano corrotti, la Chiesa era alla mercé dei potenti che imponevano le personalità che meglio potevano curare i loro interessi economici. Peraltro, la fobia della fine del mondo, in corrispondenza della fine del millennio, aveva messo la Cristianità al centro di un enorme mercato dove, in cambio di sole donazioni e lasciti, era garantita la salvezza.

La statua del Santo nella Parrocchia - S. Maria di Loreto

Anche i monaci di Montecassino, sbandati da una incursione saracena e dallo stato generale delle cose, non esercitavano più la loro grande funzione evangelizzatrice; finché l'abate Aligerno non riprese possesso del monastero ed iniziò l'opera di "ricostruzione" essenzialmente spirituale, dei monaci cassinesi. Un processo che fu avviato con grande fatica, ma che prese avvio anche all'estero, come a Cluny in Francia, culminò con l'avvento riformatore di Gregorio VII e, successivamente, con la nascita di altri importanti ordini religiosi, come i Domenicani ed i Francescani. Domenico fu volano di grandissimo rilievo di quel processo di riforma pre - gregoriana.

Il nuovo monaco viene inviato a Montecassino dall'abate Dionisio affinché, sotto la guida dell'abate Aligerno, accresca ulteriormente lo spirito, per prepararsi alla sua missione evangelica. Dopo pochi anni, Domenico è pronto e lascia il monastero di Montecassino per donarsi alla vita di chi anela alla perfezione in Dio: la vita eremitica. Dopo una visita alla tomba del Patriarca, S. Benedetto Abate, a Subiaco, torna in Sabina, sul monte di Scandriglia (RI), vi costruisce una cella e vive con preghiere, digiuni e mortificazioni della carne.

Ma accadrà che, durante tutta la vita di San Domenico, ogni qualvolta avrà trovato la pace nella sua vita eremitica, sarà chiamato a diffondere la parola di Dio tra la gente ed a cristallizzarne la presenza con importanti costruzioni cenobitiche. E' come se Dio, periodicamente, distogliesse il suo "strumento", Domenico, dalla sua pace eremitica, per impiegarlo in opere di santità a favore degli uomini.

Cartolina votiva d'epoca - Altare di San Domenico

Scoperto nella sua santità dagli abitanti della zona, inizia a tracciare quell'importante solco della rievangelizzazione delle terre dell'Italia Centrale, caldeggiata e sostenuta almeno da due Pontefici: Giovanni XV e Giovanni XVIII. E' proprio Giovanni XV che autorizza la costruzione del monastero di San Salvatore, presso Scandriglia (RI), richiesta al Santo da Uberto, marchese della Sabina, lanciando l'inarrestabile opera di questo monaco, nelle mani di Dio. Ultimata l'opera e messovi a capo un monaco di provata fiducia, Domenico, insieme a Giovanni, parte per un viaggio e si ferma sul monte Pizi (identificato con i monti Pizi, a sud - est del massiccio della Maiella, in provincia di Chieti). Vi costruisce una chiesa della SS. Trinita e due romitori (individuati a Pizzoferrato (CH)), per alloggiarvi.

Vi rimangono per qualche tempo, vivendo in contemplazione. Scoperto, Domenico viene pregato dai signori del luogo di costruire due monasteri. Il Sant'uomo accoglie le richieste e, con le loro offerte, riesce ad edificare il monastero della SS. Trinità, in cima al monte Pizi, ed il monastero della Vergine Maria, a valle, nei pressi del fiume Aventino (entrambi localizzati nel territorio di Lettopalena (CH)). Ultimate le costruzioni, Domenico le affida a religiosi di fiducia e riprende il cammino, alla ricerca di un luogo remoto e sconosciuto.

Giunge in una valle angusta e selvaggia, in una località chiamata Prato Cardoso, nei pressi dell'odierna Villalago (AQ), e vi si stabilisce insieme a Giovanni. Il suo carisma però diviene dominio di tutti e, dopo poco tempo, il Conte Oderisio (Randisio) dei Marsi, va a fargli visita, per pregarlo di edificare un monastero su quelle terre. Domenico acconsente e fonda il monastero di San Pietro in Lacu, sulla montagna prospiciente Prato Cardoso, dotato di 15 grancie dipendenti.

L'Eremo di San Domenico - fine '800-primi '900

In tutti i luoghi dove fondò monasteri Domenico non svolse solo la funzione di costruttore dell'edificio, ma costruì anche la società che era destinata a popolare il cenobio, dentro e fuori. Dopo aver individuato esattamente il luogo, secondo canoni ricorrenti, come l'esposizione cardinale o la presenza di una sorgente di acqua, provvide alla costruzione materiale dell'opera.

Quindi, cercò e scelse i religiosi che dovevano vivere dentro il monastero e richiamò gente, oltre che per la costruzione, anche per l'avvio e la conduzione di tutte le attività che erano connesse, come l'agricoltura e l'artigianato. I monasteri furono centri di cultura e civiltà, in special modo nei luoghi arditi e remoti dove, spesso, Domenico scelse di stabilirli. Senza contare che le donazioni di terreni e beni che accompagnavano i magnanimi gesti dei signori locali avevano bisogno di essere amministrati e sfruttati.

Questo fu un altro aspetto che accompagnò il peregrinare del Santo. Intorno ai cenobi, nacquero entità rurali, per esempio Villalago e si avviò l'economia del luogo, si conobbero ed applicarono le tecniche di coltivazione, sviluppate dai benedettini, si risvegliò l'artigianato ed un minimo di commercio. Le popolazioni rurali ebbero un punto di riferimento ed anche un istituto che li proteggesse dalle incursioni e dalle usurpazioni nemiche.


L'Eremo di San Domenico - fine '800

Completato il tipico iter di costruzione ed avvio del monastero, Domenico si ritira a Prato Cardoso (chiamato anche Plataneto di Monte Argoneta) e vi dimora per 6 anni. Di tanto in tanto, si reca a far visita al monastero di San Pietro in Lacu, affidato a religiosi di provata fede.

E' a Prato Cardoso che ha le due visioni ultraterrene. Una notte, vede innalzarsi, dal luogo in cui si trova, una colonna di luce, infinitamente alta e con i colori dell'arcobaleno, come ad unire la terra ed il cielo. Un'altra notte, vede innalzarsi tre colonne di luce intensissima; viene rapito da una forza sconosciuta che lo colloca alla sommità delle tre colonne, da dove scruta tutto il mondo. Rivela le due visioni al solo fido Giovanni, con la consegna di non renderle note prima della sua morte.


L'Eremo di San Domenico con il Lago, visti dalla pineta dell'Arapezzana

 

Approfondimenti sulla storia e la vita del Santo:

San Domenico: percorso e luoghi

San Domenico: la cronaca e i luoghi

San Domenico: i miracoli

San Domenico: il culto oggi

San Domenico: la Confraternita di Villalago

 

L'altare dedicato a San Domenico all'interno dell'Eremo

 

 

L'altare di San Domenico nella Parrocchia - S. Maria di Loreto

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 29-01-14.