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Matrimonio Villalaghese, Corteo in Piazza - Edizione 2008 Il Matrimonio Antico Villalaghese...
1- Dichiarazione d’amore: “Chi à ‘nciuccata la fija mé’?” Nei tempi dei tempi, raccontano le vecchie, il giovane innamorato faceva ufficialmente la dichiarazione d’amore mettendo, nottetempo, “nu ciocco” (un tronchetto d’albero) davanti alla porta della bella amata. Destatasi, la madre s’affacciava dalla finestra o dal balcone e diceva: “Chi à ‘nciuccata la fija mé’?”. Subito usciva dal nascondiglio il giovane innamorato. Se piaceva anche alla madre, tuttofare in faccende sentimentali, si apriva la porta ed il tronchetto veniva acceso nel camino alla presenza e della futura sposa e dei genitori. In caso negativo invece la madre sbatteva con violenza gli sportelli della finestra ed il povero sconsolato giovane andava a gettare “lu ciocco” a la ruva o alla rocca e, in quel giorno, sarebbe andato ad annegarsi e farla finita con la vita se l’esuberanza giovanile non avesse consigliato di ricominciare a “’nciuccare” un’altra figliuola più bella e più buona a far dimenticare la prima forse tutta in lagrime e sconsolatissima per essere rimasta “vergine in capiliss” (zitella) per un diniego a freddo d’una madre autoritaria.
Gli Sposi si recano dal Parroco - Edizione 2008
2 – Il Corteo Dotale In tempi di scarsa circolazione di moneta, la vera ricchezza di una sposa era la DOTE. I giovani tenevano conto di essa prima di fare la scelta definitiva credendo a tutti i “si dice” delle…comari. Una volta decisi a portare in porto l’avventura del cuore, si celebrava l’APPREZZAMENTO DI DOTE che, generalmente, si faceva il giovedì antecedente la domenica del fatidico SI. Nel pomeriggio di tal giorno, dopo la PANARDA, un pranzetto succulento tra intimi, si radunavano tutti i parenti ed amici per ammirare, in un unico colpo d’occhio, tutta la dote che la sposa aveva sciorinata bellamente in una stanza della propria casa. Un familiare di bella presenza e voce chiara leggeva ai presenti la lunga lista di biancheria. Caricato tutto in cesti, canestri di paglia e “còscene” (contenitori di legno) d’ogni dimensione iniziava il corteo per la più lunga e centrale via del paese. Decine di graziose fanciulle, a coppie, portavano sul capo i cesti con grazia e disinvoltura e…un pizzico di subcosciente invidia.
Seguivano i parenti ed i “promessi” che notavano gli apprezzamenti degli amici e rispondevano sorridenti ai rallegramenti ed auguri. Il popolo riversato sulle viuzze strapaesane, improvvisava per i “promessi” archi di trionfo con fettucce di stoffa retribuiti naturalmente con prodigalità ed ammirando ed apprezzando la quantità e la qualità dei capi di biancheria riccamente ricamati con tanto amore dalla sposa e sciorinati dai cesti bellamente acconciati. Passavano le decine e decine paia di lenzuola di lino puro, tessute da mani degne della migliore Penelope; passavano le federe e le coperte variopinte ed i tegami in rame lucente e tavoli e sedie e…tutto quanto assolutamente indispensabile per addobbare una casa. Giunto al “nido” preparato, si brindava con qualche bicchiere di buon vino o di “rosolio” e qualche ciambella locale di ottimo gusto. Il letto matrimoniale doveva essere allestito dalle due comari dei rispettivi sposi. Il matrimonio era quasi concluso. Non rimaneva che attendere ancora alcuni giorni e presentarsi al Parroco per l’esame d’obbligo sui diritti e doveri dei coniugi e portargli, come si usava fare fino a pochi anni orsono, una gallina viva bianca giovane come segno di buon auspicio.
3 – Il Ballo del “Nodo Indissolubile” In questi nostri tempi (…n.d.r. chi scrive si riferisce alla fine degli anni ’70) in cui è stato messo sotto inchiesta ufficialmente il matrimonio cristiano uno e indissolubile, non fa una grinza la suggestiva consuetudine villalaghese del “NODO INDISSOLUBILE”. E’ il ballo (il ballo dell'annodo), il primo ballo dei novelli sposi che dà il via alle danze popolari. Riuniti in una sala dopo il pranzo, tutti i presenti si dispongono in circolo. Inizia a suonare l’orchestra.
Un ritmo lento, dolce, penetrante. I novelli sposi in mezzo al circolo, iniziano il ballo stretti l’uno all’altro avvinghiati come edere, corpo a corpo, guancia a guancia, spostandosi lentamente per tutta la sala e raccogliendo consensi ed auguri da tutti. Auguri di felicità espressi a parole, ma più ancora con gesti significativi. Gli invitati gettano addosso “zagarelle” (stelle filanti) che avvolgono i due corpi, s’intrecciano e si sovrappongono a quelle di dieci, venti, cinquanta parenti ed amici per tutta la ballata sin da esserne ricoperti da cima a fondo. Sono annodati, attorcigliati, avvinghiati l’uno all’altro a simboleggiare l’unione eterna delle anime e dei corpi. E’ bello. E’ suggestivo. E’ commovente.
Dopo scroscianti applausi agli sposi alla fine del ballo, non resta ad essi che il ricordo di quei momenti di felicità eternati dai flash dei fotografi, ed al popolo tutto di ballare (perché festa popolare è ogni sposalizio) per scaricarsi e dimenticare momentaneamente la vita greve e grigia, propria dei paesi di montagna.
4 – La “Frittata” Nuziale Modernamente sostituita con pizza dolce ed ottimi liquori, in tempi relativamente vicini a noi, si usava (e non è scomparsa del tutto) la “frittata nuziale”. A mezzanotte, dopo il pranzo nuziale e le lunghissime ore di danza di tutta la balda gioventù, gli sposi a suon di violini e di chitarre, venivano accompagnati da quanti ancora si reggevano in piedi. L’indipendenza canora, affidata all’estro del momento “di-vino” si sviluppava in mille motivi differenti per scelta di “pezzi” canori e tonalità che squarciavano il silenzio della notte fonda. Alla soglia di casa c’era la suocera che baciava la sposa e mettendole un confetto in bocca le diceva: “Puozz’essere dolce Come ‘ste confiette dolce; Puozz’essere dolce assaje Pe’ ‘sta casa senza guaje..." Poi tutte e due le mamme ed i padri aggiungevano: “Puzzète campà cent’anne Franche de guaje e de malanne”.
Consegnate agli sposi due buste contenenti denaro, si entrava in casa dov’erano i parenti più stretti che avevano preparata un’enorme frittata di uova che veniva mangiata, divorata da tutti gli accompagnatori che si improvvisavano poeti con stornellate e brindisi all’assonanza. Poi…gli ultimi convenevoli…le porte sbarrate e…finalmente il “solus cum sola”. Dopo qualche ora però, i suonatori (si usa tuttora) portano la “serenata” ai due colombi. Si leva dal letto solo lo sposo che deve offrire ai “benevoli scocciatori” vino e liquori a volontà e ricevere, per l’ennesima volta, gli auguri per una notte… la più dolce della vita.
*** L’uovo, sorgente di vita, richiama di per sé la fecondità augurata sinceramente alla sposa; mentre la frittata veniva a simboleggiare l’unione paritetica degli sposi con tutti i membri della famiglia. Preparata con semplicità, cortesia e senza alcuna maliziosa allusione, la frittata assumeva per taluni (e verosimilmente era all’origine della consuetudine) un significato preciso in riferimento alla sposa che in quella prima notte nuziale, faceva volontariamente e volentieri la “frittata” della sua integrità verginale… Infatti, al risveglio dolcissimo dell’indomani, era “diritto” della madre della sposa entrare nella stanza matrimoniale. Scoprire il letto con un rito quasi religioso, rallegrarsi per la felice constatazione, prendere il lenzuolo insanguinato e vermiglio di sangue purpureo e, talora (rarissimamente, e in tono polemico), sciorinarlo dal balcone perché tutti vedessero e commentassero con favore, naturalmente, l’ottima riuscita della “frittata”. testi tratti da: "Villalago, storia - leggende - usi - costumi" di P.Antonio M.D'Antonio - Ed. Italica - Pescara 1976
I bambini che partecipano attivamente...
Due figuranti - Edizione 2008
Locandina Edizione 2008
Foto ricordo dell'Edizione 2005 - i Bambini
Foto ricordo dell'Edizione 2005 - al Torrione con gli Sposi
Pieghevoli Matrimonio Villalaghese - Edizione 2005
Racconti e Poesie: "Ciente Niente" di Eliano Lupi
Racconto sulle tradizioni del Matrimonio Villalaghese: "L'annodo"
pagg. 37-38-39 pagg. 40-41
Ragazze villalaghesi in costume
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Il Costume Villalaghese
I Termini Dialettali
Usi e Costumi: Tradizioni Popolari
Il Museo dell'Arte Contadina
Le Meraviglie della Natura: La Flora e la Fauna nel PNALM
Guida: Escursioni in Montagna
La Riserva Naturale del Lago di San Domenico e Lago Pio
Immagini Flora
Immagini Fauna
Il Parco Letterario Gabriele d'Annunzio...
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Ultimo aggiornamento: 22-01-12.
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