Portale web di promozione turistica per Villalago (AQ), l'antica Villa de Lacu, oggi annoverata nel Club dei Borghi più Belli d'Italia

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Dalle origini fino ai giorni nostri...

 

Villalago sorse nel secolo XI° con l’aggregazione ed il concentramento della popolazione che in precedenza viveva sparsa in piccoli agglomerati rurali nelle zone più adatte all’agricoltura.

E’ il fenomeno urbanistico-territoriale noto col termine di “incastellamento”, che nel passaggio tra il primo ed il secondo millennio ha modificato in maniera radicale l’assetto insediativo delle nostre regioni attraverso la formazione di borghi d’altura fortificati in luoghi naturalmente idonei alla difesa dalle aggressioni esterne.

Il sito del nuovo abitato fu scelto in posizione strategica, sulla cresta di un colle a dominio dell’alta Valle del Sagittario, allora denominata Valle di Flaturno, espressione che designava l’intero comprensorio tra Scanno e Cocullo.

Il Torrione con il Palazzo Lupi (sulla dex.) e la Torre Civica con l'orologio (al centro della foto)

In epoca antica questo territorio era appartenuto alla popolazione italica dei Peligni e successivamente al municipio di Sulmo (Sulmona), come attestano alcune epigrafi funerarie rinvenute in loco.

Dopo la caduta dell’impero romano e la sua disgregazione  e il disfacimento delle strutture politico-amministrative nei secoli bui dell’alto medioevo, la Valle di Flaturno divenne in parte proprietà monastica (dell’Abbazia di S.Vincenzo al Volturno e, in misura minore di Montecassino), in parte terra fiscale, appannaggio dei Conti di Valva.

Era questa la situazione ancora all’inizio del secondo millennio, allorché la storia della vallata fu segnata da un evento che l’avrebbe sottratta ad un secolare anonimato, inserendola in un contesto più ampio di relazioni e fungendo da catalizzatore per lo sviluppo economico e sociale della popolazione: l’arrivo di San Domenico Abate, monaco benedettino ed eremita itinerante nato a Foligno nel 951, morto a Sora nel 1031, che intorno al 1010 passò dalla Valle dell’Aventino, sul versante orientale della Maiella, in quella del Sagittario, fissando la sua dimora presso la località denominata Prato Cardoso, in un antro naturale dirimpetto alla sorgente del Fiume Sega, che sgorga direttamente dal fianco della montagna.

L'Eremo e il Lago di San Domenico

Qui l’anacoreta visse alcuni anni (6-7) nella solitudine, nella preghiera e nelle penitenze più austere, guadagnandosi, per la santità e la fama dei miracoli, l’ammirazione degli abitanti del luogo, che presero a venerarlo come loro patrono e nume tutelare.

Il ritiro di Prato Cardoso divenne ben presto luogo di culto e vi fu costruito un eremo, che oggi si specchia nelle limpide acque del bacino artificiale, creato alla fine degli anni ’20, con una diga sul fiume Sagittario.

Nel piccolo portico antistante la facciata, che si apre sul lago con una graziosa bifora cinquecentesca, sono dipinte quattro scene illustranti altrettanti miracoli di San Domenico, che ebbe fama di taumaturgo ed è ancora oggi invocato contro il morso delle serpi e contro il mal di denti.

La Bifora cinquecentesca all'Eremo di S.Domenico

All’interno, cui si accede attraverso un bel portalino in pietra di epoca rinascimentale purtroppo pesantemente ridipinto, si erge un altare in stile neogotico che accoglie la statua del Santo.


Il Portale d'ingresso all'Eremo

Il paliotto in scagliola dipinta è di epoca più antica, essendo stato realizzato nel 1761 da tal Giuseppe Mancini su commissione dell’eremita villalaghese Francesco Iafolla, come si legge nell’iscrizione commemorativa.

L'altare dedicato a San Domenico all'interno dell'Eremo

Una porta in fondo all’edificio immette in una ripida e stretta scala in pietra che conduce alla buia spelonca dove fino a pochi anni fa si conservavano le travi di legno su cui dormiva il Santo, ora trasferite nella Chiesa parrocchiale dopo essere state gravemente danneggiate da un incendio (n.d.r. ...forse doloso ?!).

Il senso di misticismo che pervade il luogo crea nell’animo un ricordo difficilmente cancellabile.

L’eremo di Prato Cardoso non è l’unico segno della presenza di San Domenico nel territorio di Villalago.

Infatti, a preghiera e con l’aiuto dei Conti di Valva Beraldo, Teodino e Randuisio, egli fondò nel secondo decennio del XI° secolo il Monastero di San Pietro in Lago, di cui oggi restano solo pochi ruderi e per i quali si sta tentando un restauro conservativo, qualche chilometro a nord del paese (sul sentiero per Castrovalva) che un tempo era ricco e fiorente, come testimoniano le sue numerose proprietà nella zona e nelle aree limitrofe.

La presenza dei monaci benedettini fu decisiva per il progresso economico e sociale della popolazione della vallata.

Essi diedero impulso alle attività produttive attraverso il disboscamento, la messa a coltura dei terreni e lo sfruttamento delle risorse idriche (mulini, gualchiere, canali di irrigazione, esercizio della pesca) di cui la zona era particolarmente ricca.

Panorama del Lago di San Domenico, con acque basse

Questo contesto storico locale, proiettato nel quadro generale della forte ripresa economica che si registra ovunque in Italia ed in Europa agli albori del secondo millennio, fa da sfondo alla nascita dell’attuale Villalago, che da questo momento inizia a comparire nei documenti e nelle fonti storiche come “Villa de Lacu”, traendo evidentemente il nome dal maggiore dei laghi della zona, originato, insieme con altri più piccoli bacini, da una frana staccatasi in epoca preistorica dal fianco del Monte Genzana, che precipitò nella valle sottostante ostruendo il corso del fiume che vi scorreva: il Lago di Scanno.


Località dove sorgeva il Monastero di San Pietro in Lago

I discendenti di quei conti valvensi che mezzo secolo prima avevano promosso e sostenuto la fondazione del Monastero di S. Pietro in Lago, nel 1067 lo donarono a Montecassino insieme con il territorio di sua pertinenza, le celle dipendenti e l’Eremo di Prato Cardoso.

Poco più tardi, a sanzionare l’acquisizione della nuova proprietà da parte della potente abbazia cassinese, il nome del Monastero (“Sanctus Petrus de Lacu cum quindecim cellis suis”) fu inciso su uno dei pannelli delle celebri porte bronzee fatte realizzare dall’Abate Oderisio, miracolosamente scampate ai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.

Porte bronzee dell'Abbazia di Montecassino

Da allora il territorio rimase formalmente sotto la giurisdizione di Montecassino, anche se tale possesso fu sempre contrastato dai Vescovi di Valva e dai feudatari locali che si successero nel corso dei secoli.

La vita di San Pietro del Lago durò con alterne vicende fino al Quattrocento, poi iniziò una irreversibile decadenza che culminò nel secolo successivo con l'abbandono del Monastero da parte dei monaci.

Località dove sorgeva il Monastero di San Pietro in Lago

Gli edifici conventuali, rimasti privi di cure, decaddero rapidamente ed alcuni elementi architettonici furono asportati per essere riutilizzati in nuove fabbriche nella vicina Villalago (n.d.r. si parla di pietre e parti delle mura della Chiesa di S.Maria di Loreto, l'attuale parrocchia).

Resti del Monastero di San Pietro in Lago

Fra questi, il più interessante è una lunetta in pietra, murata sopra la porta della chiesetta di San Michele Arcangelo all’Arapezzana, nella parte alta del paese.

Vi è rappresentato il Cristo Pantocratore dell’arte bizantina con in mano il “libro della vita”, affiancato da due angeli genuflessi. Sul perimetro esterno sono scolpiti alcuni visi di monaci incappucciati, che tradiscono la provenienza del manufatto dal convento di San Pietro in Lago. La lunetta è un tipico esempio di arte romanica, e come tale risale ai primi secoli di vita del monastero (XI-XII sec.).

La lunetta sulla porta della Chiesetta di S. Michele

Il primitivo nucleo di Villalago, ancora riconoscibile per l’aspetto antico delle costruzioni, era limitato alla sommità del colle, avendo come fulcro la Torre cilindrica con funzione di difesa e di avvistamento.

Ben presto l’aumento della popolazione determinò l’estensione dell’abitato sul versante meridionale, meno impervio di quello settentrionale a picco sulle Gole del Sagittario, e rese necessaria la costruzione di una chiesa più grande su una piazzola a metà della scenografica scalinata che sale alla parte vecchia del paese, in posizione periferica rispetto all’originario insediamento.

La nuova chiesa, oggi intitolata alla Madonna di Loreto, è ricordata per la prima volta agli inizi del sec. XIV nei registri delle decime valvensi col nome di “S. Maria della Villa”.


Facciata della Chiesa di S. Maria di Loreto

La facciata si presenta attualmente nella veste assunta dopo il recente restauro, che ha permesso il recupero dell’antico paramento in pietra e ha riportato alla luce una bella finestra circolare ornata con un motivo a traforo, sicuramente appartenente all’impianto originario.

Di fianco alla chiesa, tra la facciata ed il campanile, è murato un bassorilievo con una figura di angelo, che ricorda quelli genuflessi della lunetta di San Michele. Pulendo l’archivolto del semplice portale in pietra locale sono emerse un’epigrafe in caratteri gotici assai consunti, di difficile lettura, e una data che sembra potersi interpretare come MCCC…, quindi coeva alle prime attestazioni storiche della chiesa.

L’interno è costituito da un’aula con copertura a volta e altari laterali, di cui si segnala quello della Madonna del Rosario per il bel dipinto su tela di analogo soggetto recante la data 1581 e un distico latino in onore della Vergine.

In fondo alla navatella laterale, popolarmente detta il “cappellone”, si erge l’altare di San Domenico Abate, che ospita nella nicchia centrale una statua del Santo. Il dossale dell’altare, risalente al secolo XVII (1621), è modellato in stucco e poggia su una mensa in pietra, probabilmente da identificare con l’altarino che la tradizione vuole portato a Villalago, insieme con una piccola campana, dal Monastero di San Pietro in Lago,

L'interno della Parrocchia di S. Maria di Loreto

Sotto la mensa sono state sistemate a vista le travi lignee che costituivano il letto di San Domenico nel ritiro di Prato Cardoso. Nella sacrestia si conserva un interessante reliquiario in argento del sec. XV a forma di tempietto gotico, che contiene la reliquia del dente molare di San Domenico.

Fra le altre emergenze architettoniche del paese, si segnalano:

  • la chiesetta della Madonna delle Grazie, alla periferia dell’abitato, il cui portalino in pietra reca sull’architrave la data 1575,

  • la cappella della Madonna Addolorata prospiciente il palazzo un tempo della Famiglia Lupi,

  • la facciata dell’ex Cancelleria e una bella bifora rinascimentale, purtroppo in posizione non facilmente visibile, nel rione Sambucata e,

  • in generale, tutto il centro storico, con le sue strette viuzze scandite dai caratteristici “suppuort” (supporti) e ordinatamente disposte attorno al vertice del colle dove svetta la Torre medioevale, dalla cui terrazza si gode uno stupendo panorama della Valle del Sagittario e del Lago di San Domenico.  

Oggi la Torre ospita anche una collezione di oggetti dell’arte contadina. Nei locali del vecchio Municipio vi è , inoltre, un “Centro di documentazione sulle tradizioni del lavoro di Villalago”.

Il Torrione

All’interno del Museo, oltre alla proiezione delle immagini dell’ambiente e dei protagonisti della vita quotidiana del posto, sono presenti gli antichi mestieri come il mugnaio ed il pescatore, con l’esposizione dei modelli: il Mulino e la Gualchiera, sapientemente riprodotti in scale dal mugnaio Domenico Grossi, ed il tradizionale panno-lana adoperato per confezionare il tipico vestito maschile in uso a Villalago e  Scanno.

testo tratto dalla "Guida al centro storico e al territorio -Villalago, un Borgo tra le acque -  05/2006"

 

Mappa del Centro Storico di Villalago

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Mappa del territorio

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Panorama di Villalago, visto dalla Difesa

 

 

Veduta di Villalago dal Monte Argoneta

 

 

 

Veduta di Villalago dal sentiero per Castrovalva

 

 

Villalago, notturno da Frattura: il famoso "canguro"

 

 

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Ultimo aggiornamento: 29-01-14.